Nato 16.9.1913 in Roma
Morto 17.6.1945 in Gusen
Mario era nato il 16 settembre del 1913 a Roma. Quando fu arrestato, alla Vigilia di Natale del 1943, aveva da poco compiuto 30 anni e fino ad allora la sua vita era trascorsa in famiglia, tra gli amici, una ragazza e il lavoro, nonostante tutte le difficoltà che si potessero incontrare in quei tempi di guerra.
Di professione era tappezziere, ma la sera, incontrandosi con gli amici, si divertiva a imitare le scene più famose del cinema americano, chiedendosi quando, finalmente, proprio gli americani sarebbero arrivati a liberare il Paese. Poi, fu arrestato dai fascisti e non ci fu verso di farlo rilasciare, una volta passato sotto il controllo dei nazisti nel carcere di Regina Coeli a Roma.
Non faceva attivamente parte della Resistenza, ma di sicuro le sue idee erano opposte a quelle dominanti; improvvisamente, senza un preciso motivo era divenuto persona sgradita al regime: si era trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato quando fu preso in un rastrellamento a Roma.
Quello che è successo da quel momento in poi, non è facile saperlo. La detenzione in carcere, il viaggio in treno fino a Dachau e poi l’arrivo a Mauthausen nel gennaio del 1944, così come la sua vita nel campo, sono il frutto di una ricostruzione frammentaria, basata su poche certezze: il trasferimento a Gusen II, il lavoro di “aiutante”, quasi un mese di infermeria nel Revier, un’immensa nostalgia della famiglia.
Dopo la morte di Mario, di cui non sappiamo esattamente la data, tutte le persone che lo hanno amato hanno continuato a chiedersi cosa gli fosse successo. Un compagno di prigionia e amico, scrive alla mamma dopo la Liberazione del campo, per sapere se Mario fosse tornato vivo. E così sappiamo che alla Liberazione, Mario era sicuramente ancora in vita.
Una delle lettere che l’amico sopravvissuto aveva scritto dopo la Liberazione, è stata ritrovata dopo 80 anni: in questa lettera il ragazzo si definisce “compagno e fratello di campo di concentramento” di Mario e ci fa capire l’intensità del legame che era nato tra loro, nonostante le indicibili sofferenze patite nel campo.
Virginia and Loredana Celli, familiari (2025)